Sei un insegnante? - MATEDITUTTI La Matematica secondo me di Elio MOTELLA

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Sei un insegnante?

SUGGERIMENTI PER I DOCENTI DI SCUOLA MEDIA E DEL BIENNIO DELLE SUPERIORI

Quanti sono i vostri alunni  “in difficoltà” con la matematica? Vogliamo usare l’espressione: “ che sono insufficienti “ ?  o addirittura “ la odiano” ?
Scommetto che la percentuale è compresa tra il 30% e il 70% : ho indovinato ? Mi sono preso un intervallo abbastanza ampio, la media dei due estremi fa 50% e questa “previsione” potremmo estenderla a tutta Italia, nel senso che il numero coloro che “ vanno male” oscilla attorno al 50% : è impossibile verificare, ma sono sicuro di non andare lontano dal vero. D’altra parte l’aumento o la diminuzione dei casi difficili dipende molto anche da voi, da come insegnate, da quanto pretendete nelle prove scritte e orali, dal numero di alunni per classe etc.
Ma sta di fatto che questa ritrosia per la materia è e rimane tale per molti di loro.
Il sottoscritto ha insegnato molti anni al Liceo Classico: il mio atteggiamento (o se volete le mie pretese), il programma ridotto e gli alunni di buona estrazione sociale mi hanno avvantaggiato, per cui la percentuale di cui sopra ha sempre sfiorato il minimo. Ma quando, uno dei primi giorni di scuola (Quarta Ginnasio), ponevo ai singoli la domanda: “Perché hai scelto il Classico? ” , la risposta era , 8 volte su 10 ( circa, se sbaglio erano 9), “ Perché c’è poca matematica”.
Era vero, purtroppo e lo è tuttora,  “troppo poca!”: vorrei sottolinearlo.
Ci vuole poco a concludere che, anche se si trattava per lo più di studenti ben disposti verso la scuola in generale, gran parte di loro aveva avuto, in matematica, esperienze negative negli anni precedenti, specialmente alla scuola media.
Fatte queste doverose premesse, mi permetto di dare alcuni suggerimenti, in gran parte meditati dopo aver insegnato per decenni. Le considerazioni che vado ad esporre non sono solo opera mia, ma mediate da letture di libri di psicologi e documenti sulla didattica di esperti, alcuni dei quali tuttora viventi .
La matematica deve essere insegnata in modo attivo, vale a dire con la partecipazione diretta e costruttiva dell’alunno (Angela Pesci – Università di Pavia). Secondo Z. P. Dienes  , l’obiettivo del docente non deve essere quello di far apprendere determinati contenuti agli studenti, ma farli arrivare alla costruzione personale dei risultati matematici. Questo metodo, intuitivo – costruttivo, ha radici nel passato (per esempio da Vico), lo stesso Piaget ne è stato sostenitore.
Si chiama costruttivismo radicale : “il bambino in crescita organizza il mondo che a poco a poco sperimenta “. “Ricompensare l’alunno perché apprenda (o minacciarlo se non lo fa), non serve a nulla” (Von Glasersfeld).

Cosa dovrebbero fare gli insegnanti:

• Incoraggiare all’esplorazione ;
• Aiutare gli alunni a verbalizzare le loro idee;
• Far constatare che a volte la risposta corretta non è una sola;
• Incoraggiare gli alunni sulle loro capacità;
• Fare in modo che essi si sentano dei ricercatori;
• Far capire che l’errore può essere un passaggio costruttivo per arrivare poi alla risposta corretta;
Tutto questo non significa scadere nel buonismo: la voglia di applicarsi, in un modo o nell’altro, ci deve essere.
E’ dimostrato che gli studenti che riescono bene in matematica (nel quinquennio che va dalla prima media alla seconda superiore) sono quelli già abituati a fare collegamenti con quello che già sanno, che sanno costruire una personale comprensione dei concetti e delle tecniche matematiche.
Il soggetto conoscente costruisce attivamente la conoscenza, non la riceve in modo passivo;
la mente è un organismo che si evolve, che crea schemi cognitivi per rappresentare le sue esperienze.
L’insegnante non deve essere un addestratore, ma deve porre l’attenzione su ciò che passa per la testa degli studenti.
Per quanto riguarda il lavoro durante le esercitazioni in classe, i recuperi o anche i compiti pomeridiani, in classe o a casa si propone il tutoraggio tra pari. Si suggeriscono piccoli gruppi di 2 massimo 3 studenti, così formati:
• 1 alunno in difficoltà + 1 alunno con buone valutazioni;
• 2 alunni in difficoltà + 1 alunno con buone valutazioni;
• 2 alunni che hanno rendimento medio – sufficiente;
L’attività di tutoraggio favorisce la riflessione metacognitiva.
Invitate il tutor a fare da collaboratore, a far ragionare il compagno senza fretta di scrivere la soluzione dei problemi assegnati, girate fra i banchi a vedere come funziona, discutendo con i gruppetti, discutete poi con l’intera classe.


1 Matematico ungherese, mancato nel gennaio 2014

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