Sei un genitore? - MATEDITUTTI La Matematica secondo me di Elio MOTELLA

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Sei un genitore?

Se pensate che vostro figlio sia negato per la matematica, rimuovete questa opinione e provate a cercare invece di convincervi delle sue 'normali capacità': ci vorrà del tempo, ma anche voi dovete fare la vostra parte.
Se ancora il bimbo (o la bimba) è così piccolo da non poter essere giudicato, tenete presente che la sua educazione (che molto dipende da voi) influirà sul suo comportamento nei confronti della matematica. Per togliere subito grossi timori, non vi si suggerirà di fargli fare matematica a due anni! Non dovrete nemmeno studiarla per poi aiutarlo. Tuttavia è importante  assecondare e incoraggiare vostro figlio, aiutarlo a correggere gli errori: sarà il vostro atteggiamento quello che conta.
Qualche piccolo aiuto, nel corso della scuola elementare, è giusto che  sia il genitore a darlo al bambino; negli anni successivi si sconsiglia vivamente di farlo, per due motivi: la sovrapposizione genitore - insegnante non è positiva, può creare conflitti che potrebbero peggiorare l'autostima del bambino; inoltre l' eventuale vostra insufficiente competenza potrebbe essere causa della formazione di forti e stabili modelli errati. Solo se il padre o la madre sono essi stessi insegnanti di matematica, possono essere d'aiuto nella soluzione di singoli problemi, ma le lezioni non devono essere continuative. Favorite l'educazione tra pari (in questo caso si chiama "peer tutoring"):  esercizi e compiti con il compagno di classe definito "bravo".
A partire dall'età scolare, se vostro figlio avesse problemi di rendimento scolastico in matematica, non rassegnatevi mai a pensare che non sia tagliato per fare questa disciplina, anche se ve lo dicesse il suo insegnante (commettendo un grave errore !): verificate e andate a fondo del perché dell'insorgere di eventuali problemi.



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Suggerimenti comportamentali

Da 0 a 1 anno

I neonati dimostrano di avere  già una conoscenza  (competenza numerica non verbale, mediata da una rappresentazione mentale ) delle differenti quantità.
Nessun comportamento particolare

Da 1 a 3 anni

Il bambino inizia a riconoscere le parole e il loro significato, ne ripete alcune, cominciando dalle più facili e comprensibili; assecondatelo (senza forzature) a ripetere i primi numeri, a contare fino a 5.
E' bene che il bambino frequenti l'asilo, anche se con orario parziale; ma è indispensabile che i genitori ne controllino il  buon funzionamento.
Il confronto univoco del bambino con genitori e nonni non ne favorisce lo sviluppo mentale e comportamentale.

A 4 anni

La capacità da parte del bambino di produrre la sequenza verbale dei numeri non è indice di saper contare utilizzando il concetto di numero (Piaget); spesso la conta viene assunta come una filastrocca.
Anche in questo caso è bene assecondare, evitando forzature. Incoraggiare, evitando rimproveri.
A questa età il bambino comincia a riconoscere la cardinalità dei numeri (la numerosità dello schieramento).
A circa tre anni e mezzo il bambino si destreggia già nell'arte del contare. Sino a quell'età i bambini hanno capito come si conta, ma non sanno perché. Possiamo ritenere ragionevolmente che i bambini di tre
- quattro anni, in genere, sanno percepire le piccole numerosità
e fare confronti tra maggiore e minore;

A 5 anni

I bambini cominciano a scrivere i numeri;  simboli arabici cominciano ad essere usati con una certa familiarità, molto dipende dall'insegnamento nella scuola materna. Quest'ultima ha una notevole responsabilità sul futuro degli individui per quanto riguarda il rapporto con la matematica. Ai genitori si suggerisce di mandarci i loro figli ma di controllarne il funzionamento.
La costruzione del concetto di numero è, comunque, un processo lungo e complesso, un'impresa che i bambini realizzano sotto l'influenza della famiglia, dell'ambiente socio-culturale in cui sono inseriti e della scuola. Probabilmente, purtroppo, è ancora oggi troppo
diffusa la convinzione che i bambini non possiedano per
niente il concetto di numero e che pertanto tocchi alla scuola
farlo acquisire e produrne la padronanza.

Dai 6  ai 10 anni
(elementari)

Da questo punto in poi la responsabilità maggiore è demandata alla scuola, il genitore ne controlli il buon funzionamento: per prima cosa è utile confrontarsi con altri genitori. Molto utile è il colloquio tra insegnanti e genitori, sia singolarmente che per classi.
Gli insegnanti devono assecondare e favorire il bambino, non forzare.

Quando frequenta la scuola media

Non sostituitevi all'insegnante, anche se siete laureati in materie scientifiche; qualche aiuto va bene, ma soprattutto dovete incoraggiare, indirizzare, dare consigli.
Non decidete che 'non è portato per la matematica', mai !
Non forzate la scelta della scuola superiore a cui iscriversi

Durante il biennio delle superiori

Non sostituitevi all'insegnante, anche se siete laureati in materie scientifiche; qualche aiuto va bene, ma soprattutto dovete incoraggiare, indirizzare, dare consigli.
Non decidete che 'non è portato per la matematica', mai ! ( Se ve lo detto il suo insegnante ha fatto  un grave errore, per eludere le proprie responsabilità e quelle precedenti ).



Nel corso della scuola primaria, circa il 15 - 20 % dei bambini è in difficoltà in matematica: ciò significa che costoro, per ragioni diverse che poco dipendono da loro stessi, non hanno un rendimento scolastico accettabile. Di questi, solo l'1 o 2 % ha seri problemi di  dislessia o discalculia, ossia un disturbo specifico dell'apprendimento oppure ha handicap psichici di altro tipo.
La percentuale di alunni in difficoltà aumenta nel corso del triennio della scuola media di primo grado ( 30 - 40 % circa), e ancora di più durante il biennio della scuola superiore, fino a raggiungere punte del 50 - 60 %. Man mano che si sale negli anni, i ragazzi accumulano le lacune 'recenti' a quelle passate, complicandosi ulteriormente la vita. Quindi anche nel prosieguo della scuola superiore le difficoltà tendono a peggiorare, le facoltà scientifiche subiscono (ultimamente) un netto calo di iscrizioni; emblematico è il caso di come gli studenti universitari di economia incontrino gravi difficoltà nel superare l'esame di matematica.
Si noti che, in una data classe, non sempre la percentuale degli alunni in difficoltà coincide con quella degli alunni con l'insufficienza: molti ragazzi potrebbero essere o ritenersi o essere in difficoltà e arrivare comunque alla sufficienza stentata, oppure altri potrebbero non avere grossi problemi, ma aver avuto insufficienze nelle ultime verifiche; d'altra parte i voti possono cambiare velocemente, lo status delle proprie capacità, se cambiano, la variazione è molto lenta.


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